Vite Fantini: come fu scoperto e salvato il vitone del Seicento

L’ uva e il vino dell’ultracentenaria vite Fantini a Storie sotto l’Albero

Oggi con “Storie sotto l’Albero” vogliamo raccontarvi della Vite Fantini e in particolare di come fu scoperta l’esistenza di una vite ultracentenaria, di quando fu tratta in salvo e di come ancora oggi produca uva e vino.

Luigi Fantini, archeologo, speleologo e fotografo Bolognese, stava conducendo agli inizi degli anni ‘60 una ricerca sulle antiche case dell’Appennino. Nel corso di una perlustrazione sulle colline Bolognesi, all’altezza di Pianoro, trovò una pianta dalla grossa mole: una vite dalle dimensioni straordinarie che decise di fotografare e descrisse usando queste parole: ” … aveva un tronco di 120 cm di circonferenza, con rigogliosissimi tralci per una lunghezza complessiva di una trentina di metri”.

Avvolta a un olmo centenario, l’età della vite fu stimata dallo stesso Fantini intorno ai trecento anni. Si pensò immediatamente si trattasse di uno dei pochi esemplari sopravvissuti alla terribile epidemia di filossera che a fine ‘800 colpì distruggendo buona parte dei vigneti Europei.

I contadini del tempo vedendo le immagini di quella vite le attribuirono caratteristiche simili a quelle del “negrettino” una varietà di uva nera presente nelle coltivazioni d’inizio secolo e successivamente andata perduta.

Dal ritrovamento alla salvezza

Dopo la scoperta di Luigi Fantini tuttavia dovranno passare quasi 40 anni perché la grande vite trovi la salvezza. La pianta fu ritrovata nel 2002 da Stefano Galli, allora volontario Lipu, in stato di completo abbandono, avvolta dai rovi e gravemente danneggiata. Per riuscire a salvarla il giovane chiese aiuto ai proprietari del podere vicino.

La pianta fu liberata e curata; grazie a un importante intervento di potatura fu possibile recuperare la vite e darle una discendenza.

vite fantini oggi

Com’è la vite Fantini oggi (fonte M.L.Boriani)

Alcune gemme della pianta soprannominata da alcuni “Vitone del Seicento” e da altri “Vecchia signora dell’Appennino”, sono state innestate sulle giovani viti del podere Riosto nel 2004. L’operazione perfettamente riuscita ha consentito di salvare questa varietà che produce in media 30 chili di uva e 35 litri di vino denominato “Sogno di Riosto”.

Circa le origini della pianta, ricerche approfondite per definire la varietà della Vite Fantini hanno rivelato che la pianta non appartiene a nessuno dei vitigni iscritti al Registro Nazionale delle Viti; si tratta dunque di una varietà autonoma rispetto a quelle già esistenti, con buona probabilità un esemplare particolarmente antico di cui non abbiamo altre tracce. Dal 2009 dopo diversi studi il Vitone del Seicento è stato ufficialmente censito nel Registro Italiano dei Vigneti come ”Vite dei Fantini”.

La vite Fantini oggi

Attualmente l’azienda Podere Riosto produce con queste uve due differenti vini: un rosso e uno spumante rosè.

Caratterizzata da chicchi grandi e rossi particolarmente gradevoli anche da consumare freschi, la vite Fantini produce un vino dal colore rubino con riflessi violacei. Interessante il bouquet fruttato caratterizzato dalle note dei frutti rossi e dall’amarena.