Dinosauri con le radici: la foresta fossile di Dunarobba

Le conifere cristallizzate nell’argilla della foresta fossile di Dunarobba costituiscono uno dei più importanti siti geo-paleontologici d’Italia

La scoperta della Foresta Fossile di Dunarobba avviene in tempi recenti, è del 1980 il ritrovamento di resti fossili vegetali durante l’attività di estrazione dell’argilla per fini industriali. L’interesse per questo sito risale però al 1600, il naturalista Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei di Roma, la più antica accademia scientifica d’Europa, rinvenne infatti resti di tronchi fossili che definì “di mezza natura fra le piante ed i metallici”. A proseguire gli studi gli studi di Federico Cesi su questa foresta fossile fu Francesco Stelluti, anche lui membro dell’Accademia dei Lincei, che nel 1637 pubblicò il trattato Legni fossili dell’Umbria meridionale.

Dopo gli studi di Stelluti, la foresta sembra essere stata completamente dimenticata, per poi ritornare alla luce dopo oltre 3 secoli.

Oggi il sito, tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria e dall’Amministrazione Comunale di Avigliano Umbro, rappresenta un’importante testimonianza dei paleoambienti del Pliocene superiore/Pleistocene inferiore del ramo sud-occidentale del Bacino Tiberino.

 

I tesori della Foresta Fossile di Dunarobba

Foto www.terninrete.it

Foto www.terninrete.it

La Foresta Fossile di Dunarobba ospita circa 30 porzioni basali di tronchi di grandi conifere che presentato uno stato di sub-fossilizzazione dei tessuti lignei molto particolare. A rendere questa foresta unica nel suo genere, anche il fatto che questi alberi si sono fossilizzati in posizione eretta, con le radici ancora piantate nel suolo.

Gli imponenti tronchi svettano quindi per oltre 8 metri dal terreno, nella loro posizione originale. Dal diametro di questi tronchi si è potuti risalire all’altezza raggiunta da questi alberi 2 milioni di anni fa: l’altezza stimata è di circa 40 metri. Si è poi stimato, in base agli anelli di crescita, che gli alberi siano vissuti circa 2.000/3.000 anni prima di essere sepolti.

In queste argille, e nei loro pressi, sono inoltre stati rinvenuti altri resti vegetali, quali pollini, frutti, semi e foglie, e alcuni fossili di molluschi Gasteropodi e Bivalvi, tipici delle acque dolci lacustri e palustri.

Le argille hanno inoltre conservato i fragili resti di insetti, della famiglia dei Tipulidae. Questi organismi sono legati alle zone umide, in particolare a stagni e paludi.

 

Il quadro paleoambientale della Foresta Fossile di Dunarobba

foresta fossile

Gli studi sedimentologici, paleobotanici e paleozoologici effettuati nel sito, ci permettono di ipotizzare che l’ecosistema forestale risalente a 2 milioni di anni fa fosse quello di un clima temperato-umido, soggetto a continui allagamenti. Proprio le continue piogge hanno determinato un lento e progressivo seppellimento della base dei tronchi da parte di sedimenti, le sabbie e le argille hanno quindi avvolto le parti passe degli alberi, così da conservare il legno intatto per 2 milioni di anni. Il legno infatti non si è pietrificato durante il processo di fossilizzazione, ma ha mantenuto la sua struttura. Anche se essiccato e disidratato, il legno non ha subito modificazioni chimiche.

 

Qui trovate tutte le informazioni su come e quando visitare la Foresta Fossile di Dunarobba.