Corre la filiera del legno-arredo: nei prossimi 5 anni 24mila posti di lavoro in più

Fuori dalla congiuntura degli ultimi difficili anni, il settore italiano del legno-arredo finalmente vive all’insegna dell’ottimismo

  

Un 2017 dall’avvio decisamente incoraggiante secondo i dati del primo rapporto Federlegno sulla filiera. Un segmento in crescita che ha gestito gli anni della crisi sorretto dai volumi delle esportazioni e che oggi torna a buoni livelli anche sul mercato interno.

  

I numeri dell’export per la filiera: il legno Made in Italy

Sono 79mila le aziende che producono mobili lungo lo Stivale. Impiegano più di 320mila persone. Producono un giro d’affari che nel 2016 ha svalicato i 41 miliardi di euro, staccando il 2015 con un incoraggiante +2,2%. Una crescita costante, oltre i pronostici, confermata anche nel primo trimestre del 2017. A marzo le esportazioni sono schizzate al +5% rispetto al 2016.

La creatività e la qualità  italiane del prodotto in legno hanno successo, accrescono autorevolezza e si confermano un polmone importate per la ripresa economica del Belpaese. Basti considerare che la sola filiera legno e arredo incide per il 7% sul valore complessivo delle esportazioni.

Secondo il rapporto Federlegno, fondamentali per interpretare i dati sull’export, la maggior stabilità del mercato statunitense, di quello Cinese così come la ritrovata vitalità della Russia. In Europa invece la crescita del Made in Italy si deve alla richiesta proveniente dalla Francia, da sempre tra i nostri principali interlocutori.

 

Dati incoraggianti per il settore arredo dal primo rapporto Federlegno

 

L’andamento del mercato interno, la filiera tiene e cresce

E in Italia cosa accade? È importante questa domanda, probabilmente, seppur in versione più articolata, alla base del rapporto stesso di Federlegno.

Del resto, come più volte in questi giorni ha dichiarato lo stesso presidente, Emanuele Orsini, l’obiettivo del rapporto era proprio quello di ottenere una fotografia del comparto, studiarne i punti di forza, le criticità e le esigenze.

Da questo ritratto emergono connotati specifici, fra loro a volte anche molto distanti, ma complessivamente carichi di potenziale.

Ferderlegno scompone la realtà produttiva del settore in 141 distretti che evidenziano caratteristiche e aree produttive diverse. Descrive l’importanza di un’azione corale che consente alle singole realtà produttive di proposi con più forza e struttura per agevolare la propria crescita.

Oggi secondo Federlegno il mercato interno recupera spessore; dai timidi segnali del 2015, consolidati nel fatturato 2016, la ripresa della domanda interna è un trend confermato anche da questo primo trimestre 2017.

D’indubbio sostegno le misure introdotte dal governo, come il bonus mobili a partire dal 2013 capace di ampliare la fascia dei consumatori per il comparto.

Orsini ha rimarcato l’importanza di queste misure per sostenere la ripresa delle aziende. Sono in corso le trattative per il rinnovo del bonus mobili, il ripristino del bonus giovani coppie e l’inserimento di porte e pavimenti in legno nel bonus ristrutturazione.

 

Nei prossimi 5 anni nel settore arredo si stima l’occupazione di 24.000 operatori

 

La geografia dell’Italia che produce e lavora il legno

Il rapporto Federlegno ha disegnato una mappa delle aziende Italiane per il settore,. Si consideri che il nostro è il primo paese europeo per numero d’imprese in questo comparto.

Confermata a grandi linee una sproporzione fra Nord e Sud, con una netta concentrazione di aziende nel nord del Paese. Tuttavia sono da segnalare realtà specifiche spesso legate alla forza di lavorazioni artigianali dalla lunga tradizione. È il caso della Puglia con 3.300 aziende.

Quattro le regioni trainanti per il fatturato della filiera: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche.

Palma d’oro per il numero di aziende (ben 57.800) alla Lombardia, che resta prima anche per fatturato. Stacca di poco l’operoso Veneto, secondo per numero d’imprese, ma primo per quantità di addetti: ben 49mila lavoratori e per il fatturato del solo comparto arredamento.

Friuli Venezia Giulia e Marche, rispettivamente al terzo e quarto posto, sono le due regioni con la percentuale di aziende del comparto più elevata rispetto all’industria manifatturiera.

Al di là delle differenze nelle lavorazioni e nella distribuzione delle aziende, le regioni sembrano essere tutte accomunate dalla presenza di piccole e piccolissime realtà industriali, con importanti specializzazioni da salvaguardare. Un dato fondamentale, per Federlegno, dal quale partire per programmare gli interventi più opportuni a favorire la crescite delle imprese.

  

Uscire dalla crisi e guardare al futuro

Con la ripresa del mercato interno e la crescita delle esportazioni, al futuro si guarda con entusiasmo e fiducia.

Per la filiera del legno e arredo, l’industria 4.0 è una sfida fondamentale da raccogliere nel migliore dei modi. È doveroso sottolineare come questo settore anche negli anni della crisi abbia sempre continuato a investire nell’innovazione. Questo dato che accomuna in modo trasversale tutte le realtà della filiera, piccolissime, piccole e medie imprese, nel 2016 si è tradotto in un investimento pari all’1.3% del fatturato, in ricerca e sviluppo.

Le scelte economiche, il valore e la qualità di una produzione apprezzata anche oltre confine sono le ragioni che hanno permesso di sostenere gestire e superare gli anni di crisi.

Dalle stime si ritiene che la filiera da qui al 2020 avrà bisogno di circa 24 mila nuove figure professionali da inserire. Il grande appuntamento con l’industria 4.0 richiederà nuove competenze e figure professionali adeguate.

L’evoluzione del comparto passerà anche attraverso la formazione che s’inserisce a pieno titolo, nei grandi temi delle politiche d’intervento da adottare per disegnare il futuro della nostra economia.

 

 

 

 

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