I NOSTRI CHIMICI NEL RISORGIMENTO E LA STORIA DI STANISLAO CANNIZZARO

Spetta a intellettuali e scienziati il compito di creare l’idea di Nazione e di coscienza nazionale

Il 17 marzo 1861 nacque il Regno d’Italia. Più complesso è invece stabilire quando germogliò l’idea di identità nazionale italiana. Fu compito degli intellettuali risorgimentali costruire e in seguito diffondere i miti e le narrazioni relative all’idea di nazione. Allo stesso modo lo sviluppo della cultura scientifica costituì un importante elemento del processo che portò all’unità nazionale, contribuendo alla diffusione di idee di libertà e tolleranza.

Durante gli anni della Restaurazione, lo sviluppo della chimica negli Stati italiani fu ostacolato da carenza di mezzi e da scarse risorse finanziarie. Ciò nonostante i chimici italiani apportarono importanti contributi teorici e produssero notevoli lavori sperimentali, richiamando l’attenzione degli altri ricercatori europei.

I chimici videro quindi nel Risorgimento una possibilità di riscatto: furono i primi a capire che le battaglie per la diffusione della cultura scientifica erano strettamente collegate a quelle per l’unità politica dell’Italia. Il loro impegno non si limitò dunque alla formazione di una comunità scientifica nazionale, ma si estese al campo politico e istituzionale.

Furono promotori dello scambio di idee, non solo scientifiche, tra i vari Stati italiani e le nazioni europee, anche grazie al fatto che molti di essi, per ragioni di natura politica, furono costretti a condurre studi e ricerche all’estero.

Quando l’unificazione dell’Italia appariva ormai concreta, la scuola chimica nazionale trionfò al Congresso di Karlsruhe del 1860 grazie alla fondamentale opera del chimico e patriota Stanislao Cannizzaro, che stabilì la fondatezza delle ipotesi formulate da Amedeo Avogadro nel 1811.

Stanislao Cannizzaro: una vita votata alla scienza e alla Patria

Stanislao Cannizzaro è considerato lo scienziato italiano che più ha contribuito allo sviluppo della chimica nel XVIII secolo. Approdò alla chimica dopo essersi dedicato agli studi di fisiologia e nel 1845 divenne assistente a Pisa di Raffaele Piria, fondatore della prima scuola chimica italiana.

Nel 1848 Cannizzaro prese parte ai moti siciliani e seppe conquistare la fiducia del Governo rivoluzionario che nello stesso anno lo inviò a Taormina per raccogliere forze cittadine contro l’avanzata delle truppe borboniche. Caduta la rivoluzione siciliana venne iscritto nelle liste di proscrizione e condannato a morte. Cannizzaro fu quindi costretto a scappare in Francia dove lavorò nel laboratorio di M. E. Chevreul, contribuendo alla preparazione della cianammide.

Quando fu proclamata la nascita del Regno d’Italia poté ritornare in patria, dove insegnò all’Università di Genova e poi di Palermo. Nel 1870, insieme ad altri scienziati, fondò la Gazzetta chimica italiana di cui divenne direttore. L’anno seguente fu chiamato a Roma a dirigere l’Istituto chimico universitario, dedicandosi al suo sviluppo scientifico. Nel 1873 divenne socio dell’Accademia dei Lincei, la più antica accademia scientifica del mondo che annoverò tra i suoi primi soci Galileo Galilei.

L’importanza fondamentale di Cannizzaro nello sviluppo della chimica è dovuta al suo contributo alla teoria molecolare. Nell’opera Sunto di un corso di filosofia chimica – basandosi sul principio di Avogadro – individuò nella molecola, intesa come aggregato di atomi, l’unità strutturale della materia.

La teoria molecolare fu presentata al Congresso internazionale di Karlsruhe e fu indispensabile alla sistematizzazione delle conoscenze chimiche, Cannizzaro fu in grado cioè di attribuire un significato concettuale e fisico alle formule chimiche.

Lo scienziato riconobbe inoltre che le molecole hanno un definito campo di esistenza, al di fuori del quale si modifica il modo di aggregazione degli atomi. Partendo dunque dalla teoria molecolare e dal presupposto dell’indivisibilità degli atomi, lo scienziato enunciò un criterio per determinare i pesi atomici con il quale riuscì a individuare correttamente i pesi atomici di circa 20 elementi.